Fino alla fine dal 18 al 20 ottobre 2011 alla rassegna Sguardi S-velati

Fino alla fine

testo e regia di

Fabrizio Romagnoli

con

Ilaria Antoniani

Emilia Tafaro

 

dal 18 al 20 0ttobre 2011 

al

Teatro Due Roma “teatro d’essai” nella rassegna  Sguardi S-velati

Teatro Due Roma – Vicolo dei Due Macelli, 37 (zona Piazza di Spagna)

info e prenotazioni: 06.6788259 – teatrodueroma@virgilio.it

 

 

 

Fino alla fine – Trailer ufficiale

 
 

Cosa ne pensano le attrici?

Come hanno vissuto l’allestimento dello spettacolo?

 
 

Ilaria Antoniani  è  Maura

 
 

Quando lessi “Fino alla fine“, la prima volta – nonostante lo trovassi un testo bello e interessante – non riuscii ad intuire cosa davvero potesse diventare. O non ero io in grado di vedere le sue potenzialità. Non riuscivo ad immaginare come potesse realmente svolgersi l’azione e come noi attrici potessimo riuscire a tenere alta la tensione “fino alla fine“. Mandando a memoria il testo, giorno per giorno, il dubbio aumentava. Quando poi, man mano, durante le prove, attraverso la regia, “Fino alla fine” ha preso vita mi è parso assurdo non aver capito prima. Tanto erano crudeli le battute, le intenzioni dei personaggi, tanto vera sembrava la loro situazione e tanto quotidiana, seppure così paradossale. Quali potessero essere i comportamenti, i movimenti, gli atteggiamenti del personaggio di Maura, non è stato semplice all’inizio per me da capire. Entrambi i personaggi rappresentano in parte qualcosa in cui è inevitabile riconoscersi e in parte un’immagine che è inevitabile rifiutare. Questo creava una sorta di lotta interiore, un amore-odio nei confronti di Maura. Poi tutto, per quanto mi riguarda, è andato creandosi da sé, nel momento in cui ho smesso di rifiutare alcune caratteristiche del personaggio in cui mi riconoscevo ed ho iniziato invece a giocarci. E l’impressione è che, per quanto mi riguarda, ci sia ancora tanto da esprimere, come se fossimo solo all’inizio di una lunga storia.

 
 

Un nudo in scena era qualcosa che non avevo mai sperimentato. Su dei set fotografici era accaduto ma ovviamente un rapporto a tu per tu con uno o più fotografi non è paragonabile a quello con gli spettatori. Mi ricordo di aver sempre provato un senso di libertà durante gli scatti, come se – superate le remore – fosse possibile trasmettere maggiore verità attraverso il proprio corpo nudo che utilizzando abiti o orpelli o accessori di qualsiasi tipo. Eppure alla prima di “Fino alla fine” – nel momento in cui ho dovuto affrontare il nudo – ho provato un momento di reale panico. Poi, appena fatti i primi passi, non appena raggiunti i riflettori, tutto è divenuto all’improvviso semplice e naturale. E la sensazione è stata di assoluta verità: del personaggio, certo, ma forse anche dell’attrice. La regia di Fabrizio è molto dettagliata; le richieste sono precise, nette e a volte – da attrice – si ha quasi la sensazione di essere incanalata su di una strada predefinita e che, di conseguenza, questo possa significare una mancanza di libertà. In realtà, quando la scena è montata, ci si rende conto di quanta possibilità di movimento e di evoluzione ci sia ancora e quanto sia solida la base su cui è costruito il tutto. Questo dà alla fine una sensazione di protezione, di sicurezza e quindi – forse – il coraggio di osare e di superare alcune barriere con la certezza che, anche sbagliando, comunque cadere sarà impossibile.

 
 
 
 

 
 
 
 

Emilia Tafaro  è  Laura

 
 

Quello di “Fino alla fine” è stato un vero viaggio: un percorso che ha visto molte curve, qualche ruota bucata e ottimi paesaggi. Un viaggio lungo, sfiancante, di quelli che quando scendi dalla macchina senti ancora il rollio sotto i piedi. Ma quando superi il casello, e arrivi alla meta, sudato, stanco e spossato, l’immensa gratificazione del panorama, del risultato che hai davanti e tra le mani, non ha uguali.
Sono spesso abituata, come attrice italiana, a registi con cui parli del lavoro, loro danno le indicazioni di massima e man mano che proseguono le prove ti chiedono di trovare, scovare, inventare, riempire, per dare quel “qualcosa” che loro stessi cercano e a volte non sanno ancora cos’è. Da attrice “emotiva” ho avuto la fortuna e le capacità di poter riempire le parole, i gesti, i passi, con la fermezza di una montagna. Almeno finora. Questa volta la montagna ha incontrato il gigante. Un regista con una cifra stilistica molto ben definita, con un gusto estetico e una personalità ben precise, che non lascia spazio a dubbi, timori, interrogativi. Di quei punti interrogativi che ti porti dentro e, quando la sera si spengono le luci di sala, ti fanno pensare, “speriamo bene”. E poi non c’erano margini per le interpretazioni: in questo caso il regista era anche l’autore! Sofismi e riflessioni filosofiche dovevano restare a casa.
È così iniziato un duro braccio di ferro prima con l’autore, poi col regista, infine con l’amico.
Entrare in quel meraviglioso ingranaggio di perfezione che si andava delineando, è stata davvero dura.
Eppure è grazie a quel faticoso processo, che l’andata in scena è stata divertente e leggera: sapevo esattamente cosa fare e come farlo, cosa dire e come dirlo. Nessuna incertezza. Nessun dubbio. Solo libertà e naturalezza, come dovrebbe sempre essere: quella battuta, quello sguardo, quel sorriso, quel gesto non potevano essere altrimenti! Nel confronto col testo, invece, il grande scoglio è stato doversi rapportare con quella capacità manipolatoria che il personaggio di Laura possiede. Quell’abilità di entrare e giocare con la mente altrui. Non è stato semplice accogliere “Laura”, col suo bagaglio di cattiveria, una cattiveria dettata dalla paura della solitudine, dal bisogno di amare e di essere amata. Una cattiveria “disperata”. L’ho giudicata. Condannata. Assolta. Compresa ma non giustificata. E alla fine l’ho amata. Così imperfetta, così dipendente ma tanto scaltra da rendere anche l’altro dipendente a sua volta. Vittima e carnefice, appunto. E ora Emilia e Laura vanno insieme in scena. Ci si tiene per mano e ci si diverte ogni volta nel ricominciare tutto. Così. Semplicemente. Fino alla fine.

 
 

 
 

Che cosa ne penso io?

 
 

  • Uno spettacolo difficile! Affascinante e coinvolgente!
  • L’universo femminile è infinito, c’è sempre qualcosa che sfugge e corre via e… inseguire i pensieri, la pricologia di questi due personaggi, è stato un lavoro duro e di enorme cesellamento. Un mosaico di sensazioni, risvolti e piccoli dettagli che ci hanno unito in un vero team di professionisti!!!
  • Emilia ed Ilaria sono meravigliose, intense e capaci di… innumerevoli dolci cattiverie!!!
  • Uno spettacolo da non perdere! Due autentiche attrici da ammirare!!!
    E’ stato un onore!
     
    Grazie! F
 

 
 
 

 
 
 

TEATRO CONTEMPORANEO e TEATRO CONTEMPORANEO II di Fabrizio Romagnoli

Tre testi di teatro contemporaneo, intensi e asciutti, attraversati da pause, silenzi e cose non dette.