E’ SOLO QUESTIONE DI GOCCE – MONOLOGO per provini per ATTRICI e ATTORI di teatro, cinema e televisione

MONOLOGO IN VERSIONE FEMMINILE E MASCHILE

Il monologo “È solo questione di gocce” è tratto dal libro

MONOLOGHI
30 monologhi per attori e attrici
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* Ec ecco un altro monologo per studiare o sostenere dei provini o semplicemente come stimolo per tornare a credere nella propria vocazione di attrice o attore e … e perché, no? Eccolo qua!

Buono studio!

 
 

* Se realizzerete un video della vostra interpretazione e mi invierete il relativo link, lo inserirò volentieri in questa pagina. Perché, no? Può essere anche un modo per farsi vedere, non si sa mai!

 
 
 
 
 

 

N.B. In questo monologo non ho voluto mettere didascalie in modo che l’attrice/l’attore possa sentirsi completamente libera/o di strutturarlo basandosi solo sulla propria sensibilità e creatività.

 
 

È solo questione di gocce

(versione femminile)
 

A volte mi guardo intorno e mi sento sola, ma veramente sola. Voglio dire, anche quando sono in una piazza piena di gente, allo stadio o a una manifestazione per salvare qualche animale in qualsiasi parte del mondo. Sì, perché spesso vado a qualsiasi manifestazione, sciopero o ritrovo che incontro per caso nel corso della giornata pur di stare in mezzo alla gente. Qualche volta, mi metto perfino in fila alle poste pur di non sentirmi sola e alla fine… mi sento sola. È incredibile, ma riesco a sentirmi sola anche il primo giorno dei saldi stagionali, quando la città praticamente si trasforma in un’unica fila di persone, mi accodo a tutte, dalla mattina alla sera e, alla fine, comunque, mi sento sola. E’ strano perché sono in mezzo a tanta gente, ci tocchiamo spalla a spalla, posso percepire la loro energia, il loro odore, a volte anche il loro calore ma… si è soli. Siamo tutti soli. Non si comunica. A volte ci si parla, ci si deve parlare per forza, dopo essersi fissati per minuti altrimenti si viene presi per pazzi, ma questo non è comunicare. Comunicare è altro. È quando senza parlare, riesci a comunicare. La forza del pensiero. Quando guardi intensamente qualcuno e sai perfettamente che quella persona ha capito cosa hai in mente. Lo sa, è chiaro. Palese, come se lo avessi detto ad alta voce ma in realtà non lo hai fatto. È in questi casi che si è comunicato. Questo è comunicare. Io lo dico sempre, lo dico a tutti, anche al mio dottore e anche lui mi crede e, per regalo, dalla gioia, mi ha dato delle gocce che, secondo lui, dovrebbero aiutarmi a non farmi sentire sola. Ha detto: ti faranno sentire meno sola! Boh… Io ci provo a parlare con loro e a condividere quasi tutto quello che faccio ma mi sento scema ad avere delle gocce come migliore amico. Anzi, forse dovrei dire, come migliore amica. O forse sarebbe meglio dire come gruppo di amiche. Gocce, plurale, amiche. No, non credo che io possa avere un gruppo di gocce come amiche, mi sentirei in imbarazzo ad andare tutti insieme al cinema, in un museo o al supermercato. Ma dove vuoi che vada con un gruppo di donne al seguito, dai, ingombrante, no? Però, anche andare sempre in giro da sola o stare allo stadio e vedere che tutti si divertono e parlano con le persone vicine, è dura da accettare. Anche io vorrei gente con cui parlare. Il dottore dice che basta aprire bocca e parlare e qualcuno vicino, poi, ti risponde, ovvio. Io non lo trovo tanto ovvio e credo che il dottore non stia bene. A volte, lo lascio parlare perché penso che abbia bisogno di parlare con qualcuno anche lui. Mi sembra una persona molto sola… Forse anche lui usa queste gocce e si sente in imbarazzo perché spesso fa dei cenni verso un grande specchio appeso su una parete dello studio, credo parli con le sue gocce. Uno di questi giorni dovrei spiegargli come funziona la vita. Voglio dire, non necessariamente uno deve avere degli amici. E poi, in fondo, siamo tutti amici, siamo tutti nella stessa barca, si nasce e si muore e io posso farmi il problema di sentirmi sola? Ma dai… Andiamo gocce, altrimenti facciamo tardi! Stasera vi porto a teatro!

È solo questione di gocce

(versione maschile)
 

A volte mi guardo intorno e mi sento solo, ma veramente solo. Voglio dire, anche quando sono in una piazza piena di gente, allo stadio o a una manifestazione per salvare qualche animale in qualsiasi parte del mondo. Sì, perché spesso vado a qualsiasi manifestazione, sciopero o ritrovo che incontro per caso nel corso della giornata pur di stare in mezzo alla gente. Qualche volta, mi metto perfino in fila alle poste pur di non sentirmi solo e alla fine… mi sento solo. È incredibile, ma riesco a sentirmi solo anche il primo giorno dei saldi stagionali, quando la città praticamente si trasforma in un’unica fila di persone, mi accodo a tutte, dalla mattina alla sera e, alla fine, comunque, mi sento solo. E’ strano perché sono in mezzo a tanta gente, ci tocchiamo spalla a spalla, posso percepire la loro energia, il loro odore, a volte anche il loro calore ma… si è soli. Siamo tutti soli. Non si comunica. A volte ci si parla, ci si deve parlare per forza, dopo essersi fissati per minuti altrimenti si viene presi per pazzi, ma questo non è comunicare. Comunicare è altro. È quando senza parlare, riesci a comunicare. La forza del pensiero. Quando guardi intensamente qualcuno e sai perfettamente che quella persona ha capito cosa hai in mente. Lo sa, è chiaro. Palese, come se lo avessi detto ad alta voce ma in realtà non lo hai fatto. È in questi casi che si è comunicato. Questo è comunicare. Io lo dico sempre, lo dico a tutti, anche al mio dottore e anche lui mi crede e, per regalo, dalla gioia, mi ha dato delle gocce che, secondo lui, dovrebbero aiutarmi a non farmi sentire solo. Ha detto: ti faranno sentire meno solo! Boh… Io ci provo a parlare con loro e a condividere quasi tutto quello che faccio ma mi sento scemo ad avere delle gocce come migliore amico. Anzi, forse dovrei dire, come migliore amica. O forse sarebbe meglio dire come gruppo di amiche. Gocce, plurale, amiche. No, non credo che io possa avere un gruppo di gocce come amiche, mi sentirei in imbarazzo ad andare tutti insieme al cinema, in un museo o al supermercato. Ma dove vuoi che vada con un gruppo di donne al seguito, dai, ingombrante, no? Però, anche andare sempre in giro da solo o stare allo stadio e vedere che tutti si divertono e parlano con le persone vicine, è dura da accettare. Anche io vorrei gente con cui parlare. Il dottore dice che basta aprire bocca e parlare e qualcuno vicino, poi, ti risponde, ovvio. Io non lo trovo tanto ovvio e credo che il dottore non stia bene. A volte, lo lascio parlare perché penso che abbia bisogno di parlare con qualcuno anche lui. Mi sembra una persona molto sola… Forse anche lui usa queste gocce e si sente in imbarazzo perché spesso fa dei cenni verso un grande specchio appeso su una parete dello studio, credo parli con le sue gocce. Uno di questi giorni dovrei spiegargli come funziona la vita. Voglio dire, non necessariamente uno deve avere degli amici. E poi, in fondo, siamo tutti amici, siamo tutti nella stessa barca, si nasce e si muore e io posso farmi il problema di sentirmi solo? Ma dai… Andiamo gocce, altrimenti facciamo tardi! Stasera vi porto a teatro!

 
 

* Se desiderate avere il vostro video pubblicato in questa pagina, inviatemi il link diretto di youtube o vimeo cliccando sull’indirizzo email qui sotto

info@fabrizioromanoli.it
 
 

 

E’ sempre un vero piacere vedere e ascoltare l’interpretazione di una brava attrice come Ilenia Amore in
“E’ solo questione di gocce!”
BRAVA ILENIA AMORE!!!

 

 
 

Ma che bella sorpresa ricevere il messaggio di un bravo attore che ti ringrazia per aver messo a disposizione questo monologo!
Bravo Federico Bello!
Grazie a te e spero che ti porti veramente fortuna!

 

 
 

Un vero piacere ricevere un messaggio che ti annuncia che un’attrice ha interpretato un tuo monologo!
Brava Laura Cipolloni!
Grazie e spero ti porti tanta fortuna!!!

 

 
 
 
 
 

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